una Corsa con il Cuore (Davide Passeri)
A.s.d. Atletica Verbano - Cittiglio (VA)
Gli articoli dei Biancorossi


una Corsa con il Cuore (Davide Passeri)

Nei miei primi anni podistici, quando non si usavano tutti i social network odierni, le informazioni sulle gare
venivano scambiate principalmente dal forum del sito di Atletica Verbano.
Ricordo ancora che c’era un post del forum intitolato “Le 10 gare da fare nella vita” un po’ una selezione di
quello che era il vero titolo di un libro sulle 100 gare da fare, tra tutte le idee di ciascuno me ne rimase
impressa una: Amatrice-Configno scritta da Stefano.
Che gara è? Mai sentita, mi informo, viaggio sul web e leggo di una gara internazionale nel Lazio con vari
campioni del mondo e olimpici tra cui Bordin e Baldini (colui che nell’agosto 2004 ha acceso la scintilla nel
mio cervello per iniziare a correre) tra i partecipanti e vincitori.
Viaggio avanti nel tempo e arrivo a pochi anni fa quando trovo l’Amatrice-Configno addirittura in diretta su
RaiSport, poi 24 agosto 2016 il disastro naturale che tutti conosciamo, tutti parlano di Amatrice, il paese
natale dell’Amatriciana, ma poco di altri paesi totalmente distrutti.
Altro salto nel tempo, un paio di mesi fa navigando su internet senza più guardare il forum di Atletica
Verbano, vado direttamente al sito della corsa, un’altra scintilla che mi si è accesa nel cervello, e scrivo a Ste
che tra l’altro è un appassionato di gare storiche con le cifre tonde:
“Ste. Se ti faccio la proposta: Amatrice-Configno 40esima edizione della Rinascita... cosa mi rispondi?”
Risposta “Lo dico al Vinc che l’ha già fatta e andiamo, tu ci verresti?” - io - “e che te l’ho scritto a fare?”
Organizzazione logistica fatta così il 17 agosto, e il 19 si parte sapendo solo dove andare a dormire, ci si
trasferisce a S.Benedetto del Tronto, sistemazione in ostello, bagno al mare, riposo, cena in una sagra locale
(e ogni paese potrebbe offrirne una) ed è già il giorno della gara.
20 agosto, passeggiata sul bagnasciuga, colazione e partenza per Amatrice, si viaggia in una strettissima
valle che da Ascoli Piceno continua a costeggiare il fiume Tronto sul confine tra Marche e Abruzzo divise dal
fiume, fino al Lazio dove il fiume nasce, proprio nel territorio di Amatrice sui monti della Laga, precisamente
dalla Cima della Laghetta.
La strada sempre bella larga ti invita a rallentare proprio nel territorio dell’ultimo paese marchigiano
Arcuata del Tronto, te lo trovi lassù 80-100m di dislivello sopra la tua testa, gli occhi sono attratti da questa
sorta di costruzione romana come un acquedotto, sopra ci sono le case tutte crollate con la torre in piedi
dietro ad esse, il silenzio nella valle e anche in macchina: “spettrale” (cit. Vinc).
Sulla sinistra una frazione mezza crollata, poi un semaforo con un senso unico alternato con una carreggiata
occupata da una lunga fila di container metallici impignati uno sopra l’altro, al ritorno vediamo a cosa
servono: è crollata la montagna con dei grossi massi che minacciano la strada e chi la frequenta.
Poche centinaia di metri più avanti un piccolo villaggio di casette prefabbricate in una posizione in cui
d’inverno vedono il sole per poche ore, si va avanti e si entra nel Lazio, territorio di Accumoli, il paese
famoso per non avere nemmeno una costruzione intera ma è poco visibile, ne vediamo il nuovo villaggio
prefabbricato, poi la strada sale, si va in montagna fino a 1000m attraversando le frazioni più staccate e poi
scendendo fino ad Amatrice a 800m di altitudine.
C i si arriva attraversando strade strette, e ristrette ancora di più passando accanto a case accartocciate,
divise a metà e crollate, con i materassi ancora a penzoloni dal primo piano che nessuno ha recuperato per
motivi di sicurezza, qui tutto è ancora fermo se non la rimozione delle macerie dalla strada, addirittura una

frazione ha una fontana in mezzo alla strada e tutto il resto crollato, salgono i brividi che accapponiscono la
pelle.
Anche il paese è malconcio, strade liberate dalle macerie accumulate in grandi mucchi un po’ qua e un po’
là, i grossi edifici come quelli scolastici, la casa di riposo e alcuni condomini rispecchiano quanto descritto
prima: crepe che spaccano le pareti, facciate crollate, inagibilità generale, la chiesa con i ponteggi per
salvare qualche opera dell’unica facciata rimasta in piedi, la zona rossa inaccessibile con tutte le case sedute
sopra le macerie e una ruspa che si muove nel viale principale anche la domenica pomeriggio.
Il municipio in una casa prefabbricata, la posta in un container la caserma dei carabinieri in un altro accanto,
il ritrovo della gara (siamo venuti anche per quello) è lì in un piazzale, ritiriamo il pettorale e portiamo la
macchina a Configno piccola frazione dove c’è la zona di arrivo poi torniamo con una navetta .
Aspettiamo le 16 passeggiando nei giardini comunale e in quello del Parco Nazionale in miniatura, i luoghi di
ritrovo sono ben sistemati, qui è stata costruita una torre con i ferri da ponteggio a sostenere cinque
campane in rappresentanza delle cinquanta che oggi sono senza voce rinchiuse in un deposito, la memoria
dei luoghi è composta dai suoni quotidiani: il rintocco delle campane, un linguaggio non verbale, da secoli
scandisce il ritmo del tempo, formando un ricordo collettivo radicato nella vita degli abitanti; la rinascita
simbolica del territorio può partire da qui, diffondendo il richiamo di campane da troppo tempo silenziose
con queste cinque scelte dai mastri campanari in base al loro suono.
Ci dirigiamo alla partenza, ovviamente un po’ spostata rispetto al classico percorso per mantenere gli 8,5km
senza passare dalla zona rossa, gli organizzatori abituati ad avere 600-700 partecipanti chiedono di
collaborare perchè si ritrovano ad avere oltre 1600 iscritti, forse 1700 come dice qualcuno; c’è sempre chi
corre per la gloria, oggi in 1700 arrivati da tutta Italia, hanno corso con il cuore, contro il terremoto, dando
un aiuto, solo con la presenza a questa gente per far capire che nessuno li ha dimenticati.
E io che mi chiedo cosa pensi la gente locale, alcuni li vedo volenterosi a fare servizio alla corsa, altri seduti
ai tavolini del bar, gente di età avanzata seduta fuori nel cortile delle case prefabbricate a guardarci, li saluto
e mi rispondono, ma poi una volta partita la gara ci hanno emozionato venendo a bordo strada ad
applaudire dicendo ripetutamente e ad alta voce “GRAZIE PER ESSERE VENUTI”, un altro brivido che sale.
Scorrono molto in fretta gli 8,5km, 3 in discesa finita con l’attraversamento del fiume Tronto sul Ponte della
Rinascita, costruito qualche centinaio di metri a monte rispetto al vecchio ponte crollato che collegava
Amatrice alle sue frazioni e poi 5,5km in leggera e costante salita, poi la festa tutti insieme, le foto con la
maglia della manifestazione e la medaglia per dire “io c’ero” e gli organizzatori che pregano di indossarla e
farla vedere, infine con pasta all’amatriciana cucinata dalla Pro Loco.
Si rientra la sera esausti non tanto dallo sforzo della gara, però il susseguirsi di emozioni positive e negative
ci ha riempito la giornata, scoprirò poi di essere arrivato 213° su 1450, qualcuno che si è iscritto non è
potuto venire ma ha lasciato la quota in beneficienza.
Lunedì si rientra, ma non prima di aver passeggiato nuovamente sul bagnasciuga vedendo l’alba, cercando i
più vari tipi di conchiglie e di aver allungato il tragitto andando a fare un’altra camminata in montagna,
sopra i 2000m nel territorio del Gran Sasso, a Campo Imperatore in provincia de L’Aquila, altra zona
terremotata nel 2009 dove ci fermiamo al tavolo di un contadino che richiama con un cartello per
assaggiare il suo formaggio di pecora, talmente buono che abbiamo deciso di aiutare la sua piccola azienda
portandoci un pezzo di Abruzzo a casa. Uno dei week end più intensi della mia vita.

 
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